Questo testo poetico fa parte della tragedia “Adelchi”, scritta da Alessandro Manzoni tra il 1820 ed il 1822. Nel 3° atto il coro, come nelle opere di tradizione greca, descrive una scena di guerra e di conquista. Un’opera drammatica, solitamente, imporrebbe all’autore di trattare le gesta di personaggi di grande rilevanza, degli “eroi” insomma... Gli influssi del Romanticismo ottocentesco fornirono, però, al poeta gli strumenti utili ad interpretare l’antichità e le vicende delle genti sotto una nuova luce, inducendolo a ribaltare la consueta concezione della tragediografia dominante, presentando una visione più “popolare” della Storia. Così stava avvenendo nella prima stesura dei Promessi Sposi (il Fermo e Lucia), nei quali umili personaggi del popolo lombardo, si muovevano in un ingranaggio storico più grande di loro, così in quest’opera il poeta si impegnò a mostrare la visione dei vinti a scapito di quella dei vincitori. Sempre nel solco del pensiero Romantico, il Manzoni propendeva in quegli anni per le sorti dell’Italia, ancora dilaniata dall’avidità delle potenze straniere che avevano interesse a mantenerla divisa, auspicando la nascita di una nuova Nazione unitaria. Proprio con questo testo, nonostante l’impossibilità di poter lanciare un messaggio palese ai propri contemporanei a causa del controllo della censura austriaca, il Manzoni cercò di svegliare le coscienze dei propri compatrioti, raccontando il passato per parlare al presente. Il coro narra dell’invasione dei Franchi ai danni dei Longobardi e può essere diviso in quattro parti: (strofe di sei versi con dodecasillabi -senari doppi- con rima A-A-B-C-C-B)
mercoledì 18 luglio 2012
La spiaggia ed il suo utilizzo... (2011)
“Ed il mare concederà agli uomini nuove speranze, così come il sonno porta i sogni...”. Con queste parole, più di cinquecento anni fa, il grande navigatore Cristoforo Colombo descriveva con vivida partecipazione un rapporto antico, ma sempre attuale, dell’uomo con il mare. Grande alleato dell’umanità, fonte di cibo, di ricchezze, strada privilegiata di commerci e scambi culturali, ma anche nemico temibile, pronto a riaffermare in ogni momento grazie alla sua furia la propria supremazia sul genere umano. Il mare per secoli ha rappresentato il centro di gravità di ricchezze e povertà, di culture e violenze, di fughe ed esplorazioni ed ancora oggi, mentre i cieli vengono solcati sempre più frequentemente da aeromobili in grado di portare l’uomo da un capo all’altro del mondo in tempi sempre più ristretti, la grande distesa blu non ha perduto certamente il proprio fascino, rappresentando ancora il cuore pulsante e la linfa vitale di culture e paesi di tutto il mondo. Il mare non è solo acqua, però, ma è anche porti, navi, scogliere, golfi e spiagge, centri di vita che ne solcano la vastità oppure che si distendono lungo il suo confine naturale quasi a coronarne e delimitarne gli estremi limiti. Se però i porti e le insenature, luoghi adatti ai commerci ed agli scambi culturali, per secoli non hanno mai mutato sostanzialmente il proprio volto, tutt’al più adeguandosi alle nuove tecnologie ed ingigantendosi con l’aumentare della popolazione, è la funzione e la fruizione delle spiagge che nell’ultimo secolo è stata sostanzialmente rivoluzionata.
Lo Sbando controllato (2010)
Probabilmente qualcuno lo ricorderà, ma i più l'avranno già dimenticato: era il lontano 1993 quando la Camera dei Deputati negò ai magistrati l'autorizzazione a procedere per Bettino Craxi e Francesco De Lorenzo, entrambi profondamente coinvolti nelle inchieste sulla corruzione della politica di allora. Una manovra tanto arrogante quanto goffa che provocò una profonda reazione popolare che, storicamente, dette il via a quella che è stata definita l'epoca di Tangentopoli. A quasi vent'anni di distanza ci ritroviamo oggi nelle stesse identiche condizioni senza che però dalla società civile (almeno dalla sua narcotizzata maggioranza) provenga il benchè minimo sdegno. In data odierna, infatti, la Camera dei Deputati ha negato l'autorizzazione a procedere nell'utilizzo delle intercettazioni telefoniche ai danni di Nicola Cosentino, ex sottosegretario del PDL, indagato per contiguità con ambienti camorristici. Un voto a scrutinio segreto utile alla vittoria della linea della maggioranza, nonostante la maggior parte delle opposizioni e dei deputati di Futuro e Libertà avessero deciso di concedere il nulla osta ai magistrati. Pare che nel segreto della votazione, comunque, anche qualche finiano abbia sentito una certa vicinanza con l'ex collega di partito, insieme, ovviamente, ad alcuni esponenti dell'UDC di Cuffaro e soci.
Recensione film Robin Hood (2010)
Mi è capitato di andare a vedere un paio di sere fa il nuovo film della coppia Russel Crowe & Ridley Scott: Robin Hood. Posto il fatto che la pellicola, almeno personalmente, avrebbe già dovuto cozzare contro il ricordo mitico e leggendario dell'ottimo Principe dei Ladri, mi sento di stroncare recisamente la nuova "fatica Scottiana" come un tentativo mal riuscito di creare una sorta di prequel al ladro gentiluomo che noi tutti conosciamo, impelagandolo in una storia decisamente più grande di lui. Un conto è infatti che il buon Robin combatta con tutto il blasone di un nobile decaduto contro lo sceriffo di Nottingham oppure contro Giovanni Senzaterra in persona... Un altro paio di maniche, invece, è assistere alla farsa di un umile arciere al soldo dell'esercito di Riccardo Cuor di Leone che si trovi a vestire chissà come i panni di un aristocratico cavaliere, acquisendone immediatamente il piglio da condottiero e soprattutto il respiro da statista. Che nessuno si accorga della differenza ed anzi qualcuno nella sua "nuova dimora" sembri persino preferirlo al precedente "signore" suona a dir poco ridicolo (oltre che un pizzico irrispettoso nei confronti del povero Robert Loxley)... Così come è ridicolo che il principe Giovanni (che certamente non sarà stato una "cima") risulti senza mezzi termini un bell'imbusto troppo cretino per essere vero.
Fini, la rivolta dei colonnelli... (2010)
All'indomani dell'ennesimo trionfo elettorale berlusconiano, stavolta nelle elezioni amministrative di medio termine, la destra, nuovamente trionfante, è sembrata però frantumarsi a causa dei ripensamenti del co-fondatore del PDL, Gianfranco Fini, stufo di contare come il due di briscola nel mazzo del Cavaliere di Denari. Sospinto nel Partito delle Libertà dalle trame politico-populistiche del premier, più che da una volontà personale di cancellare AN, vezzeggiato con lo scranno di Presidente della Camera e lì lasciato a fare bella mostra di sé medesimo, il Colonnello Gianfranco ha visto sbiadire il suo peso politico mese dopo mese tra uno strappo della Lega ed una boutade del Presidente del Consiglio. Non si pensi, infatti, che le perplessità finiane di quest'oggi siano dovute ad una sempre maggiore impresentabilità del potere politico del leader della destra, sempre affannato a delegittimare la magistratura e le altre istituzioni della Repubblica pur di salvarsi dall'assedio delle leggi e di uno stato di diritto sempre più lontano da venire. C'è poca differenza fra il Lodo Alfano oppure il Legittimo Impedimento ed il precedente Lodo Schifani, c'è persino un miglioramento (se possibile) tra l'atteggiamento di Bossi che si rifiuta oggi di partecipare alle celebrazioni per l'unità d'Italia ed il ministro Castelli che anni fa cantava fuori dal Parlamento "chi non salta Italiano è". Non sono certamente valutazioni di interesse nazionale oppure i tormenti di uno statista che vede il proprio paese in mano ad una cricca di raffazzonati plutocrati e populisti a muovere la coscienza del Fini ribelle, ma paure molto più terrene e certamente meno nobili. Proprio il fatto che tali "mal di pancia" siano sorti ancora più urgenti all'indomani del voto regionale potrebbe servire ad individuarne gli aspetti principali. In primo luogo la crescita della Lega e dell'importanza politica degli uomini di Bossi di fronte agli ex di AN.
Recensione Avatar 2009
Prima di postare mi sono spulciato anche un paio di critiche on-line (tanto per non fare la figura del sempliciotto) ma ho notato con piacere che, almeno alcuni aspetti, li avevo già notati anche io, mentre altri (che però mi convincono solo fino ad un certo punto) invece li ho trovati già sviscerati dal criticone di turno. Cominciamo col dire che la pellicola, con le sue 2.40h di proiezione, risulta leggermente lunghetta e, per chi non è proprio abituato a queste scorpacciate cinematografiche, può anche farsi pesante... Oltretutto l'azione (soprattutto l'azione guerresca) è concentrata tutta nell'ultima parte, facendo della prima una lunga preparazione al "botto finale".
La politica che va a puttane... (2009)
Henry Kissinger amava dire: "Il problema è che il 90% dei politici rovina il buon nome di tutto l'altro 10%". Kissinger evidentemente conosceva bene quella maggioranza di politici cui si riferisce il suo ironico aforisma... Eppure, come sempre, tutto il mondo è paese. E' di questi giorni, infatti, lo scandalo che ha spinto all'auto-sospensione il governatore della Regione Lazio: Piero Marrazzo sarebbe stato coinvolto in un affaire a luci rosse ed in un susseguente ricatto con estorsione a causa di alcuni suoi "vizi privati" a base di cocaina e transessuali ripresi con un videofonino. Il ricatto, operato nientemeno che da alcuni carabinieri, (che dovrebbero essere forze di polizia utili a sopprimere il crimine e non a compierlo) avrebbe costretto il governatore a pagare forti somme di denaro perché l'affare rimanesse segreto. La vicenda e le indagini sono ancora in corso e le conclusioni affrettate sono spesso un errore, ma, visto il moltiplicarsi da un po' di tempo di scandali del genere, viene da chiedersi che via stia prendendo l'intellighenzia del nostro pese. Si potrebbe ricordare l'ingenuo Silvio Sircana ex portavoce del governo Prodi che, con tanto di auto blu, è stato pescato durante "uno stupido cambiamento di percorso" (parole sue) mentre scambiava due fugaci parole con uno scollacciato transgender. Sulla vicenda non è mai stata fatta chiarezza e non sono emersi particolari di ulteriore rilievo, c'è da ricordarlo, ma, in un clima del genere, l'opinione pubblica può anche essere autorizzata a prendere (scusate il gioco di parole) "lucciole" per lanterne.
Giustizia è fatta? (2009)
Giustizia è fatta? Si potrebbe rispondere che è ai proverbiali "posteri" che spetti l'ardua sentenza, ma, in questo particolare periodo storico del nostro paese, forse questa notizia merita una considerazione in più. Mercoledì 7 Ottobre 2009 la Corte Costituzionale, una delle più alte incarnazioni del potere giuridico in Italia, ha deciso che il cosiddetto Lodo Alfano ("Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato": legge 124/2008) sia da ritenersi contrario ai principi della Costituzione e, per questo motivo, da respingere. I supremi giudici, che hanno per compito istituzionale di vigilare, fra l'altro, affinché le leggi promulgate dal Parlamento non siano in contrasto con anche uno solo degli articoli della nostra Costituzione, hanno perciò accolto i rilievi mossi dai colleghi milanesi impegnati nei processi Mediaset-diritti tv e caso Mills. Tali procedimenti, come molti sanno, vedono, fra gli altri, come imputato-eccellente il premier Silvio Berlusconi. Sin da quando l'immunità parlamentare fu accantonata con referendum popolare, diversi anni or sono, la politica ha cercato a più riprese di far "rientrare dalla finestra" ciò che era stato "cacciato dalla porta". Lodo Maccanico, Lodo Schifani ed oggi il Lodo Alfano. I più maliziosi potrebbero sussurrare che i nostri governanti, ben consci dei loro scheletri nemmeno tanto nascosti dentro l'armadio, non vedano l'ora di essere messi al riparo da qualsiasi accusa giudiziaria grazie ad un escamotage, ai limiti della legalità, come quello dell'immunità parlamentare. Visto e considerato poi che la politica, presso il nostro bel paese, sembra una professione a tempo pieno e soprattutto, per alcuni, indeterminato, chi si fa promotore di queste leggi sembra puntare alla vitalizia immunità da ogni pendenza ai propri danni.
Il Golgota della sinistra italiana... (2009)
Di fronte alla grancassa del PDL, al profumo dei soldi che il Cavaliere emana, al suo populismo sempre più parossistico ed allo strapotere mediatico acclarato ed aggravato, sembra non esserci più niente da fare per il resto del paese. Come si scrive su Repubblica (evidentemente) la “luna di miele” tra il popolo reale e l’attuale presidente del consiglio è ben lungi dal finire. E’ vera la questione del conflitto di interessi che praticamente ha consegnato l’80% dei mezzi di informazione al Sire... Contro una simile potenza è ben difficile farsi sentire, ma, anche per uno come me che cerca di vedere pochissima televisione e che cerca di informarsi sulla rete, c’è poco da fare... le querelle dell’opposizione sembrano vagiti sconnessi di una classe politica che non sa più che pesci prendere... sballottata tra insanabili contrasti interni e figuracce esterne difficilmente digeribili. Figuracce a volte, “figurine” in altre occasioni, ma insomma sempre poca roba rispetto al “carro del vincitore” continuamente esibito (purtroppo a ragione) dall’altra parte... Persino di fronte al più subdolo attacco alla divisione costituzionale dei poteri (tra legislativo e giudiziario), messa in campo dalla maggioranza durante i giorni della morte di Eluana Englaro, non ci ha salvato di certo l’opposizione, ma l’estrema-ratio rappresentata da un Presidente della Repubblica che ha ritenuto di dover rispettare la Costituzione.
L'anno zero della sinistra italiana... (2008)
Con l’ultima, decisiva, pietra tombale targata AN si chiude a Roma la stagione elettorale 2008. Una stagione che ha visto un vero e proprio tracollo della sinistra ed un’affermazione profonda ed incontrovertibile delle destre. Dagli scranni del parlamento al poetico Palazzo d’Orleans di Palermo, dalla Madonnina milanese alla monnezza campana, dalle nebbie padane all’assolata collina del Campidoglio ovunque svettano ridenti i vessilli di una destra che ha vinto e convinto al di là di ogni sua più rosea aspettativa. Proprio a Roma, “laboratorio della sinistra giovane ed innovativa” si è consumata l’ennesima sconfitta del PD e di tutti i suoi seguaci. Veltroni e compagni hanno peccato di presunzione e di miopia verso quello cui stavano andando incontro nel ricandidare per la terza volta un ex come Rutelli. Pensando che Roma fosse il loro “giardino privato” hanno creduto di poter mettere in scena un gioco delle poltrone che ha disturbato tutti.
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